Una vita per il calcio dei giovani, quello che da qualche anno Lorenzo Campanella non vedeva più

Un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno

 

di Vito Prigigallo (da La Gazzetta del Mezzogiorno)

Cosa c’è di meglio da fare a ventun anni che fondare una squadra di calcio? È quanto accadeva nel 1969. Lorenzo e Tonino, giovanissimi amici e quasi coetanei, vivono al Libertà. Partono da due certezze: ricordare Gennaro Minafra, dirigente della Re David, e una enorme passione par il calcio. Il calcio dei ragazzi.

L’altra sera, attorno alle undici, Lorenzo se n’è andato. In punta di piedi, dopo una breve malattia: un tumore al cervello l’ha ghermito e in quindici giorni lo ha ucciso. I funerali di Lorenzo Campanella si sono svolti giovedì pomeriggio. A salutarlo, una schiera di appassionati, di compagni di ventura, di ex ragazzi che in quasi mezzo secolo hanno indossato le maglie dell’Asd Minafra. Che aveva chiuso i battenti due anni fa. Per esaurimento di motivazioni. Campanella, poche settimane dopo la chiusura, aveva affidato i suoi ricordi (e le sue amarezze) alla ‘Gazzetta’: “I giovani di oggi mi hanno fatto perdere tutti gli stimoli e per questo ho deciso di smettere”. Ottavio De Gregorio spiega: “Mi diceva sempre, negli ultimi anni, sconsolato, che l’atteggiamento di molti ragazzi non gli piaceva affatto: saltavano gli allenamenti, spesso non si presentavano alla partita. Era finito il calcio di una volta, quando ha sfornito molti calciatori per le serie superiori”.

Chi resiste è invece Tonino Pepe, l’amico e collega di sempre: “Eravamo inseparabili – dice il presidente dell’Aurora, altro club del capoluogo -. Abbiamo vissuto nello stesso quartiere, io in via Principe Amedeo, lui in via Dante, dov’era la sede della Minafra. Ne abbiamo fatto di cotte e di crude. Abbiamo anche lavorato insieme fino alla pensione, alla Breda”.

Tra le ultime parole di Campanella, quelle affidate alla sorella. Racconta Pepe: “Nell’ultima telefonata non ho parlato direttamente con lui. La sorella mi ha riferito una raccomandazione: <<Digli di riguardarsi, di stare attento alla salute>>“. Pepe ricorda la breve, feroce malattia dell’amico: la vista che si raddoppia durante un pranzo, il forte mal di testa, la prima visita al pronto soccorso, l’immediato ricovero, la diagnosi impietosa, l’addio. ”Eravamo talmente amici che, durante il suo servizio militare a Roma, in Marina, stavo più nella capitale che a Bari. Era il 1967. E forse lì nacque l’idea della squadra”.

”Un dirigente all’antica – dice Vito Tisci schivo, di poche parole, di molti fatti. Sempre corretto, uno che si spendeva molto. Con la Minafra ha contribuito alla crescita del calcio giovanile pugliese. E con questo – è il parere del presidente del Comitato regionale della Lega dilettanti – si è guadagnato la stima di tutti. Fra l’altro, era sempre presente agli incontri e alle assemblee”.

Campanella aveva 71 anni, 48 dei quali vissuti con e per la Minafra. Facendo correre migliaia di ragazzi dietro un pallone.