Manfredonia, successo pensando al Miramare: terreno di gioco da rifare. E anche a Gallipoli la grana-stadio

Anche sugli spalti del Miramare si pensa alla questione stadio

 

Il Manfredonia rispetta il pronostico, vince la finale playoff del girone A di Prima e si mette in pole per il ripescaggio in Promozione. Ma nubi grigie si addensano sul futuro: bisogna risolvere e in fretta (in fondo all’avvio della prossima stagione mancano solo quattro mesi) il problema “Miramare”. Le stesse nubi, in una perturbazione strutturale che avvolge la Puglia dal Gargano al Salento, che coprono il cielo e minacciano il peggio a Gallipolii, altra piazza storica del nostro emisfero calcistico.

LA FINALE Bella partita con il Canosa, diretta da un arbitro donna, Cristiana Laraspata di Bari. Davanti ai duemila del “Miramare” il Manfredonia Calcio 1932 di mister Agnelli fa la voce grossa. Come ha fatto per tutto il campionato, che avrebbe vinto a mani basse se non avesse avuto chi l’avesse fatta più grossa, la United Sly Bari. Ci pensano Stoppiello, mister 40 gol Trotta (doppietta) e Grumo a calare il poker. Il Canosa rende meno amara la pillola con Manneh, ed esce comunque fra gli applausi dei suoi sostenitori, con la consapevolezza di aver fatto inm pieno il proprio dovere. La società ofantina, come annunciato alla vigilia a CalcioClub dal presidente Tedeschi, presenterà domanda di ripescaggio, convinta che vada a buon fine.

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GRANA MIRAMARE  In riva all’Adriatico, neanche il tempo di festeggiare che c’è da risolvere la grana stadio. Il manto artificiale erboso, uno dei più vecchi della Puglia, è malmesso, va rifatto e in tempi possibilmente brevi. Questione che non nasce oggi, ma ben nota. E’ che da poche settimane è scaduta l’omologazione e senza il rifacimento la LND difficilmente autorizzerà l’utilizzo. Anzi, in questo senso l’Ufficio Impianti sportivi è stato categorico. La società sarebbe anche disponibile ad accollarsi le spese dei lavori, ma in cambio chiede la gestione dello stadio. Altro problema: il Comune di Manfredonia è commissariato da aprile. E serve una convenzione. E’ facile immaginare che in mancanza di garanzie sul campo, la società del presidente De Nittis possa anche gettare la spugna (a meno che non decida di emigrare in un’altra struttura).

GALLIPOLI  Ci spostiamo di oltre 300 chilometri più a sud e a Gallipoli troviamo la stessa situazione nebulosa. Cambia solo la categoria. Qui i giallorossi hanno termninato il campionato di Eccellenza da un mese, ma nessuna risposta arriva sul futruro del “Bianco”, altro “santuario del pallone di Puglia”, il cui terreno di gioco fu rifatto in erba artificiale 15 anni fa, nel 2004. In un comunicato stampa il club scrive che, dopo un incontro con l’Amministrazione comunale, “con sommo rammarico dobbiamo constatare che, non potendo usufruire della disponibilità dello Stadio Comunale ‘A. Bianco a partire dal 1° settembre P.V, è materialmente impossibile per noi poter programmare qualsivoglia tipo di attività, anche le più banali, in vista della stagione sportiva 2019-2020 ormai alle porte”. I dirigenti spiegano di essere disponbili a cedere il titolo. E se nessuno si farà avanti? “In mancanza di risvolti positivi da parte dell’amministrazione comunale riguardanti la questione stadio – fa sapere la società –  saremo costretti, a partire dal 1° luglio 2019, a consegnare il titolo societario nelle mani del Sindaco con la consapevolezza che nessuno più del nostro primo cittadino sia indicato a garantire un futuro degno del nostro blasone alla nostra amatissima squadra del cuore. In ogni caso garantiremo la mera iscrizione della squadra al campionato di competenza senza, purtroppo, poter dar vita ad alcun progetto tecnico”.