Il Canosa, storia di famiglia. “A Manfredonia ci proviamo, ma noi abbiamo già vinto”

Il presidente Giuseppe Tedeschi con il figlio Alessandro

“Domenica per la prima volta ho portato al campo mio figlio Alessandro. Ha 4 anni, gli ho fatto fare una maglietta su misura rossoblu. Ed è già super tifoso del Canosa”. Giuseppe Tedeschi, presidente del Canosa, non nasconde la sua emozione. Gli brillano gli occhi quando parla del suo piccolo e dell’altra sua “creatura”, il Canosa. “Alessandro è giá in clima partita. È da inizio settimana che canta ‘c’è ne andiamo a Manfredonia’.

LA FINALE Manfredonia, appunto. Il “Miramare”, prossima tappa, lo stadio sull’Adriatico dove sino a pochissimi anni fa il calcio era professionistico. Domenica invece ospiterà la finale playoff di Prima categoria, girone A. “Dove proprio non ci aspettavamo mettessero due corazzate come Sly United e Manfredonia – obietta il numero del club dell’alta Bat – sarebbe stato più giusto e geograficamente corretto far giocare la Sly nel girone centro-meridionale, il B”. Ma tant’è, così decise la scorsa fine estate il Comitato regionale, con le altre che hanno assistito per una stagione al duello a suon di record di punti (163 in due) e gol (252) di baresi e sipontini.

NIPOTE D’ARTE Provvedimento accettato obtorto collo dal Canosa. “Sin da giugno abbiamo iniziato a costruire una squadra per vincere il campionato o almeno per provare a farlo nella stagione del nostro settantesimo anniversario, poi la caduta del Manfredonia dalla D e l’inserimento della Sly nel nostro girone ci ha scombussolato i piani”, rivela Tedeschi, 42 anni, professione assicuratore. Canosino doc, come lo zio, il compianto Pietro Basile (fratello della mamma), venuto a mancare pochi mesi fa, a 54 anni. E qui, stranezza del destino, torna il Manfredonia. “Zio ci ha lasciati proprio alla vigilia di quella trasferta. Era la sesta giornata, noi eravamo primi a punteggio pieno insieme alla Sly che la settimana precedente aveva battuto proprio il Manfredonia. Lui sentiva particolarmente quella sfida, riteniamo che anche quella tensione pre partita abbiamo influito sul suo arresto cardiaco”. Un’improvvisa scomparsa che poi portò al rinvio del match.

L’undici schierato domenica scorsa con il Borgorosso Molfetta

SENZA ANSIE A proposito di ansie. Il presidente assicura che i ragazzi di mister Gigi Trallo non ne avranno domenica al “Miramare”. “Ne avevamo sicuramente più con il Borgorosso Molfetta domenica scorsa, nella semifinale. Il pronostico era a nostro favore, non potevamo sbagliare contro un avversario collaudato e di categoria, con un tridente d’attacco di ottimo livello”. Oltre al tifo e alla sana pressione dei nostri tifosi, in duemila accorsi all’impianto di via Falcone (“un pubblico così è difficile vederlo anche in Eccellenza”). Poi tutto è andato bene, è bastato l’1-1 (gol di Loconte per i rossoblù), in virtù del miglior piazzamento rispetto ai biancorossi di mister Leonino. “A Manfredonia ce la giocheremo senza assilli, sapendo che il pronostico è tutto dalla loro parte. E vorrei vedere non fosse così. Manfredonia e Sly avrebbero ben figurato anche in Eccellenza…”. In campionato le due sfide sono andate entrambe ai bianco-celesti di mister Agnelli. Netto il 4-1 dell’andata, spettacolare il 4-5 del ritorno (“perdemmo al 95′ dopo una gara incredibile”, il rammarico del presidente). E poi comunque vada, forse sarà, un successo. Il Manfredonia ha due risultati su tre dalla sua. Ma è giusto giocare i playoff pur essendoci 20 punti di scarto fra seconda e terza? In Eccellenza, non è così. “Ma lì ci sono i playoff nazionali. In Promozione no, dunque ritengo giusto gli spareggi, a prescindere dalla differenza in classifica – risponde Tedeschi -. Quanto alla finale, tutto è possibile nel calcio, come dimostrano i risultati di Champions di questa settimana. In caso non vincessimo, presenteremo domanda di ripescaggio – annuncia – e abbiamo buone possibilità che sia accolta stando ai precedenti delle ultime annate. Solo un anno, purtroppo per noi, non andò così. Fu l’anno della riduzione da 18 a 16 dell’Eccellenza, vincemmo i playoff di Promozione ma non fummo ripescati. Direi che siamo in credito…”. Chissà che non si terrà conto anche di questo in Federazione, almeno come diritto morale, quando si procederà ai ripescaggi della prossima estate.

 

 

 

Due momenti della festa per i 70 anni del Canosa

IL TITOLO NOBILE O magari potrà anche influire il peso della storia. Se il Manfredonia Calcio 1932 (prima squadra della città di Siponto, l’altra – la Football Club – ha lottato per la salvezza, conquistandola) è una nobile decaduta in Prima, un titolo “nobiliare” lo vanta il Canosa. È in un numero, 59794, quello della matricola, la stessa dell’anno di fondazione, nel 1948. “Non l’abbiamo mai cambiato, la nostra società è una delle poche in Italia ad avere una continuità storica”, dice con orgoglio il numero 1 del club, ricordando la festa di gala per i 70 anni di qualche settimana fa alla quale fra gli altri partecipò anche il governatore del calcio pugliese, Vito Tisci.

CERTEZZA Se il ripescaggio è considerata quasi una certezza nella cittá ofantina, 30mila abitanti, con un passato calcistico in D negli anni Ottanta (quando la Promozione era il massimo livello regionale), una certezza assoluta è la riconferma del tecnico Gianluigi Trallo. Quasi un’istituzione a Canosa, anche per aver portato in B la squadra di calcio a 5. “Il nostro progetto continuerá con lui”, assicura Tedeschi, passato dalla scrivania di direttore sportivo a quella di presidente del club rossoblù, per continuare la tradizione di famiglia e portare sempre più in alto il Canosa. “Mio zio Pietro, dopo la composizione del girone, considerando che non si poteva più vincere, chiese al mister di portarci in finale, in fondo la nostra vittoria di campionato era arrivare terzi”. Obiettivo raggiunto. Dunque conferma meritata alla guida di una squadra cui non manca il seguito popolare. E la fortuna di poter contare sul presidente onorario Sergio Fontana, neopresidente di Confindustria Bari/Bat e titolare dell’azienda farmaceutica Farmalabor, sponsor principale, cosa non da poco considerando la grave crisi economica che da anni destabilizza il calcio dilettantistico. Oltre che su una struttura efficiente e dove in estate sarà rifatto il terreno di gioco in sintetico. “Aspettiamo che il Comune pubblichi il bando di gara, poi nel giro di un mese ci hanno assicurato che i lavori saranno completati”, dice il presidente. Ovviamente si temono più i tempi della burocrazia. C’è un piano B nel caso il campo non fosse pronto a settembre? “Qui vicino ci sono il Sant’Angelo dei Ricchi di Andria e quello di Trinitapoli, due campi nuovissimi. L’alternativa non manca ma ovviamente noi speriamo di non emigrare”.